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A Urbino il risultato del referendum assume un valore ancora più netto. Il NO ha raggiunto il 61,73%, staccando di oltre venti punti il SÌ fermo al 38,27%, con una partecipazione molto alta

L’Italia ha detto un NO netto alla riforma voluta dal governo Meloni e dal ministro Nordio. Di fronte a un intervento che incideva profondamente sull’assetto della Magistratura, mettendone a rischio l’autonomia sancita dalla Costituzione, il Paese ha colto il pericolo di uno squilibrio tra i poteri dello Stato e ha scelto di respingerlo. Non è stato un voto tecnico, ma un pronunciamento politico e civile: il rifiuto di ridurre il ruolo di garanzia della Magistratura e di indebolire il controllo di legalità. A mobilitarsi sono stati settori ampi e diversi della società — masse popolari, giovani, intellettuali — determinando un risultato chiaro. Questa vittoria non riguarda solo la giustizia. È un segnale che investe l’intero impianto delle riforme istituzionali proposte dal governo e dimostra che la destra può essere battuta se si costruisce un’alternativa credibile, unitaria e radicata nella società, capace di mettere al centro lavoro, sanità e istruzione pubblica, diritti sociali e lotta alle disuguaglianze.

Ora si apre una fase nuova. Questa vittoria non è un punto di arrivo ma di partenza. Non bisogna disperdere l’energia di questa vittoria. Va trasformata in organizzazione, proposta politica e mobilitazione. Il messaggio è chiaro: la destra non è invincibile. A Urbino il risultato del referendum assume un valore ancora più netto. Il NO ha raggiunto il 61,73%, staccando di oltre venti punti il SÌ fermo al 38,27%, con una partecipazione molto alta. Il dato politico è chiaro: il NO ha prevalso in tutta la città, nei quartieri e nelle frazioni.

Si tratta di un segnale importante anche sul piano locale. In una città amministrata dalla destra, la maggioranza non è stata in grado di far vincere il SÌ neppure in una singola sezione. Questo risultato mette in evidenza una distanza crescente tra l’amministrazione e una parte significativa della città. È la dimostrazione dei limiti di un modello politico fondato sull’uomo solo al comando, che fatica a costruire consenso largo e partecipazione reale. Quando si presenta un passaggio democratico vero, queste debolezze emergono con chiarezza. Il voto di Urbino dice che una parte importante della cittadinanza chiede un cambiamento. Senza ascolto, senza coinvolgimento e senza un progetto condiviso, il consenso si logora.

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Da qui bisogna ripartire. Questo risultato rappresenta un’indicazione politica chiara: non servono formulazioni astratte e incomprensibili a livello popolare di campi larghi tra apparati, ma serve il contributo di tutti alla costruzione di un campo popolare che metta al centro queste battaglie capace di battere le destre. Come hanno dimostrato le mobilitazioni per la Palestina e l’esito di questo referendum, su questa strada esistono le condizioni per costruire un’alternativa capace di unire forze diverse e riportare al centro dell’azione pubblica i valori dell’antifascismo, della Costituzione, della giustizia sociale e della Pace.

Sinistra per Urbino

 

 

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