di Ermanno Torrico
Alla testa di un manipolo di sindaci dei Comuni della nostra e di altre province, esclusi dalla riclassificazione demenziale dei comuni montani del ministro Calderoli, ieri a Roma Gambini ha cercato di fare la voce grossa ma non ha cavato un ragno dal buco. Anzi, al di là delle parole di solidarietà pelosa, proprio in quelle ore, alla Camera, i partiti della maggioranza respingevano le mozioni delle opposizioni per la revisione dei parametri di “montanità” e il ripristino, dunque, delle tutele per tutti quei comuni, 29 nelle Marche, esclusi dal DPCM che porta la firma del capo del Governo. Piove proprio sul bagnato se anche il ricorso presentato al Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione cautelare per pronunciarsi, invece, direttamente nel merito, il che avverrà tra dicembre e marzo del prossimo anno, a ridosso delle elezioni politiche. Figuriamoci come si impegneranno i parlamentari uscenti in una riscrittura del provvedimento sui comuni montani sottraendo tempo alla propaganda porta a porta per essere rieletti! Un “uno-due” che mette al tappeto il populismo sgangherato del sindaco e la solidarietà di facciata della destra locale e regionale. Non bastasse, Gambini proprio poche ore prima della chiassata romana, aveva dimesso l’assessore Francesca Fedeli malgrado le proteste del segretario provinciale delle Lega. Ma come, doveva convincere Calderoli a rivedere la normativa sui comuni montani e silura l’assessore leghista!
Ma al di là di queste grossolanità, il sindaco attua una distrazione di massa sui problemi veri della città – crisi commerciale, denatalità, isolamento infrastrutturale, polemiche assurde contro l’Università, esaltazione del “campanile”, gestione del PUG. Invece di unire questo sindaco è sempre più divisivo, si crede un padreterno, caccia e riassume l’ex “congiurato” Mechelli per esaltare la sua conversione al “civismo”. Ma davvero può pensare che la furbizia e l’opportunismo possano sostituire, senza conseguenze, l’intelligenza della politica? Come era facile prevedere la sua stessa maggioranza gli ha voltato le spalle, ad Ancona come a Roma, gli ha voltato le spalle e lo sbertuccia. Compia allora un gesto di coraggio, se ne ha la capacità: si dimetta e proponga di farlo anche a tutti gli altri sindaci per protestare contro la Giunta regionale e il Governo di Roma invece di ammiccare ai “civici” perché qui di “civismo” c’è poco dato che nella sua coalizione sono presenti i partiti governativi di FI, della Lega, di FdI a cui non è mancato l’appoggio di Azione e Udc.






















