Questa mattina, Alberto Mazzacchera quale Capogruppo consiliare di Fare Comune, si è confrontato con i Vigili del Fuoco che stanno continuando a monitorare il fronte dell’incendio sviluppatosi ieri. Il quadro è ormai chiaro nella sua gravità. Il fuoco è partito dall’area del fiume Bosso (stracolmo all’inverosimile di villeggianti) e si è esteso lungo la fiancata del Monte di Santa Maria. Le fiamme sono arrivate fino alla sommità del crinale. La rapidità dell’intervento dei Vigili del Fuoco e la pioggia provvidenziale hanno evitato quello che avrebbe potuto trasformarsi in un disastro. Infatti superato il crinale l’incendio avrebbe potuto agevolmente propagarsi sul versante del monte rivolto verso la città di Cagli. Uno scampato pericolo che deve però servire da lezione. Non basta mettere un cartello di divieto e ritenere così assolto il compito dell’Amministrazione. Occorre una vigilanza attiva. Occorre organizzare la presenza sul territorio nei giorni nei quali da tempo sappiamo in anticipo che molte centinaia di persone raggiungeranno i nostri fiumi e le nostre montagne. Dal 2024, Fare Comune (con interrogazioni e interpellanze) chiede un sistema organico di gestione dei fiumi Bosso e Burano nonché di monte Petrano, soprattutto nei periodi di massimo afflusso turistico. Serve finalmente un Regolamento complessivo a tutela delle aste fluviali, perché questo straordinario patrimonio naturale sia innanzitutto protetto e, proprio perché protetto, possa poi essere valorizzato e messo a frutto anche economicamente, con equilibrio, programmazione e una visione rivolta al futuro.
In questo quadro diventa difficile comprendere anche l’organizzazione della Polizia Locale. Il 16 agosto, nel pieno dell’afflusso turistico, risultava in servizio un solo agente, a fronte di un Corpo composto da 7 agenti oltre alla Comandante. E, per quanto ci risulta, non si tratterebbe affatto di un episodio isolato perché sarebbero diversi i giorni della prima metà di agosto nei quali è stato presente in servizio un solo agente. È questa l’organizzazione dei controlli prevista dalla Giunta comunale per il periodo dell’anno nel quale il territorio registra una delle maggiori pressioni turistiche? Ma è soprattutto l’approccio complessivo del laissez-faire comunale che deve cambiare.Il buon senso individuale è importante, ma quando diverse centinaia di persone frequentano contemporaneamente luoghi naturali delicati il buon senso non può sostituire regole chiare, prevenzione e controlli. Per questo continua a lasciare perplessi l’Ordinanza sindacale n. 158 del 7 agosto 2026. Nel provvedimento si afferma espressamente di voler uniformare Monte Petrano al Monte Nerone e al Monte Catria per quanto riguarda la disciplina dell’accensione di fuochi per la cottura di alimenti durante i picnic e, conseguentemente, si autorizza nei giorni 14, 15 e 16 agosto “la possibilità di poter accendere fuochi solamente ed esclusivamente su appositi barbecue alzati da terra”.
Ma il problema è che sul pianoro di Monte Petrano non risulta siano state predisposte apposite strutture pubbliche per l’accensione dei fuochi. A quali “appositi barbecue”, dunque, si riferisce l’ordinanza? E soprattutto, in giornate di massimo afflusso, con temperature elevate e un territorio esposto al rischio incendi, era davvero opportuno ampliare la possibilità di accendere fuochi senza rafforzare prevenzione e controlli? Quanto accaduto sul Monte di Santa Maria deve segnare un cambio di passo. Bosso, Burano, Monte Petrano i monti Catria e Nerone non sono spazi da utilizzare in maniera selvaggia. Sono un patrimonio paesaggistico e ambientale di enorme valore che deve essere governato. Tutela, regole, controlli e valorizzazione non sono concetti contrapposti. Sono parti della stessa politica del territorio.
Ed è tempo che Cagli cominci finalmente ad averne una.























