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Del tutto inaudito. Di certo non preventivabile. Comunque imperdonabile. Se ce l’avessero detto all’inizio della stagione che sarebbe andata a finire così avremmo francamente stentato a crederlo. D’accordo che l’ultima parola ce l’ha sempre il campo e che i facili pronostici della vigilia lasciano il tempo che trovano ma, perbacco, l’Alma, espressione di una piazza che merita e pretende ben altre categorie, era chiamata a confrontarsi con ameni borghi e anonimi sobborghi, degli uni e degli altri essendo deputata a fare un solo boccone anche negli auspici dei più scettici. E invece no. L’obiettivo della promozione diretta con il passare delle giornate da flebile speranza è divenuto dapprima pura illusione per poi ridursi ad amara, vana utopia. Troppo forte il Lunano, si obietterà. Vero ma solo in parte e la constatazione non deve rappresentare un comodo alibi. I biancoverdi, pur essendo tutt’altro che galattici (e lo si è visto da ultimo al ‘Mancini’), non hanno in effetti sbagliato un colpo, denotando continuità di rendimento, fiducia nei propri mezzi, valori individuali e collettivi superiori alla media, sano e pragmatico realismo. In una parola, si è rivelato una squadra vera, costruita per vincere e che alfine ha meritatamente prevalso. L’esatto contrario della formazione granata, assemblata in maniera opinabile, con giocatori male assortiti, ruoli rimasti scoperti e palesi lacune tecnico-caratteriali. Siccome, lo sosteneva l’insuperato maestro Bagnoli, sono gli uomini a dettare gli schemi che devono connotare il gioco, il povero Omiccioli, privo di laterali di spinta, con Gucci che agisce da boa a trenta metri dalla porta avversaria e un Sartori in perenne lotta con il mondo intero e con i propri demoni interiori, pur provandole tutte non ha potuto fare altro che adottare il rimedio più antico del mondo: palla lunga a cercare la torre per triangolazioni a dir poco aleatorie e al diavolo una sia pur minima manovra corale come Dio comanda. La prolungata assenza nel momento topico della stagione di Omiccioli jr, l’unico in grado di dare geometria e organicità all’azione, ha fatto il resto, lasciando la truppa in balia di poche idee e pure confuse. A risolvere match ogni volta ostici e al cardiopalma ci ha così pensato talora lo stellone, talaltra lo spunto  del singolo, sempre l’episodio favorevole e mai una chiara dimostrazione di forza e capacità. Ad essere onesti, in siffatte condizioni il prezioso secondo posto messo in cassaforte con un cammino peraltro autorevole  appare  tanta roba e in ogni caso è proprio da quello che occorre ripartire, resettando subito fisico e morale, lasciando perdere, per citare Finardi, le menate e assumendosi ognuno le responsabilità che gli competono. All’orizzonte c’è uno spareggio in gara secca da dentro o fuori e guai a sbagliare quella partita. Non succederà, non deve succedere. Perché se accadesse toccherà fare i conti con chi (il famoso Consorzio che  dovrebbe, o meglio deve, riportare il club come minimo in Serie D) i conti, tecnici prima ancora che economici, sta dimostrando di non saperli fare.

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Sandro Candelora - (Opinionista free lance)

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