DALL’ULTIMO NUMERO DI NON SOLO FLAMINIA – LUGLIO 2026
Vive a Fano, ex docente di liceo. Si racconta tra una pittura e una scultura
“Ero un ragazzino – esordisce il poliedrico artista Michele Gaggiano nato a Sannicandro Garganico di Foggia e ora residente a Fano – quando aiutavo l’imbianchino più bravo del paese. Con lui avevo già una buona conoscenza del colore e sarà forse per questo che tutta la mia vita è stata poi condizionata dall’arte”. Ma un imbianchino non è un artista? “Certo. Dopo le scuole dell’obbligo, ho frequentato l’Istituto d’Arte nella sezione Decorazione Pittorica, diplomandomi in Maturità di Arte Applicata. Dopo il servizio militare con alcuni miei colleghi abbiamo aperto nel mio paese una scuola privata di arte dove insegnavo Laboratorio di Lacche e Doratura. Dopo tre anni la scuola diventò statale e venne inserita anche la sezione di Architettura e Arredamento. Qui insegnai Ebanisteria Intaglio e Intarsio. Successivamente nel 1994 mi trasferii all’Istituto Mengaroni di Pesaro continuando a insegnare Ebanisteria. Successivamente mi occupai della sezione Interior Design con elaborazioni di interni, esterni e oggettistica progettati al computer. Infine nel 2019 dopo 42 anni nei licei artistici. terminai la mia carriera di docente”. Che tipo di arte realizza? “Sono un artista poliedrico. Mi piace lavorare con diverse tecniche e diversi materiali innovativi. Nella mia esperienza ho lavorato su diversi materiali come tele per quadri, legno, plastiche, resine, ho scolpito blocchi di plexiglas, sbalzi in rame, blocchi di poliestere e mattoni rossi da rivestimenti murali”. Quali sono le sue tecniche? “Nella pittura adopero materiali di fondo come stucchi con colle acriliche distribuite con spazzole da pittore e altri materiali. Prediligo i colori acrilici all’acqua, ma ho molto lavorato anche con colori a olio poi lasciati per motivi di salute a causa dei solventi. Ho lavorato tanto con la tecnica dell’acquerello, mentre per decorare i caschi dei motorini uso colori al nitro distribuendoli con l’aerografo. Invece per decorare vetrate artistiche o cimiteriali uso un’apposita vernice distribuita sempre con l’aerografo”. Quali sono le sue emozioni durante un’opera e quando arriva l’ispirazione? “In ogni inizio di opera provo gioia immensa perché ogni volta mi ricarico di nuova energia mentale e questo mi dona soddisfazione. L’ispirazione e la creatività senza dubbio avvengono nel mio piccolo laboratorio. Quel luogo è il mio mondo e il mio rifugio dove si materializzano le creazioni. Uno stimolo altresì per continuare questo percorso”. La pittura o la scultura le danno le stesse emozioni? “No. Nella pittura sento una energia gioiosa, perché oltre alla tecnica materica che preparo sulle tele, c’è il colore, la pennellata o spatolata che mi danno una carica interiore positiva e i colori emanano energia vitale. Invece quando lavoro il legno sento delle vibrazioni differenti. Sono necessarie e interessanti per la lavorazione della materia”. Ha partecipato a qualche mostra? “Negli anni ho preso parte a molte collettive ed estemporanee in diversi luoghi con attestati di partecipazione. E sempre con un ottimo giudizio della critica. Inoltre nel 2024 e nel 2025 ho esposto una mia personale alla Darsena di Fano con buon successo”. C’è un’opera a cui è più affezionato. E cosa prova quando la chiamano artista? “Non c’è alcuna opera a cui tengo particolarmente; mi piacciono tutte e ognuna mi suscita una emozione speciale oltre a una energia positiva. L’essere chiamato artista provoca una sensazione, quella di essere riconosciuto nella forma più autentica che parla attraverso la mia creatività e per tutto quello che faccio nel campo artistico”. Cos’è l’arte? “In generale la considero una comunicazione del proprio stato d’animo, mentre per me è una compagna di vita che mi fa star bene e mi dona tanta e vitalità”.























