Al via la rassegna nata dalla sinergia tra ‘Macchie e Inchiostri’ e ‘Iscop’. Cinque Comuni coinvolti: «Studiosi e saggisti di rilievo nazionale per una divulgazione autorevole»
Conto alla rovescia per la prima edizione di “Raccontare il tempo”, nuova rassegna itinerante dedicata alla storia contemporanea e al racconto della memoria collettiva. Il Festival si aprirà domenica 27 settembre, con incontri ad ingresso gratuito in cinque Comuni del territorio (Terre Roveresche, San Costanzo, Fermignano, Colli al Metauro e Cantiano) che vedranno dialoghi e contributi di storici, saggisti e divulgatori di rilievo nazionale. La manifestazione è organizzata dall’associazione “Macchie e Inchiostri” in collaborazione con l’Iscop (Istituto di storia contemporanea della provincia di Pesaro e Urbino) e con il patrocinio della Provincia e dei Comuni che ospitano la manifestazione. Il programma della rassegna – che includerà focus su temi come anni di piombo, Tangentopoli e boom economico – è stato presentato in Provincia dal presidente dell’associazione ‘Macchie e Inchiostri’ Paolo Frigerio e dal vicedirettore scientifico dell’Iscop Marco Labbate. «L’obiettivo – hanno spiegato i promotori – è avvicinare il pubblico ai grandi temi del Novecento e della storia recente, attraverso una prospettiva accessibile e plurale». Presenti il sindaco di San Costanzo Domenico Carbone, il vicesindaco di Terre Roveresche Claudio Patregnani e l’assessore di Colli al Metauro Francesco Tadei, in rappresentanza dei Comuni coinvolti. «Manifestazioni di questo tipo – ha evidenziato Carbone – sono sempre molto partecipate nei territori. Dietro c’è un impegno notevole: ringraziamo gli organizzatori per la qualità della proposta, che riesce a mettere insieme più Comuni con un lavoro notevole e importante». «Tra ‘Macchie e Inchiostri’ e Colli al Metauro c’è una collaborazione di lunga data – ha detto Tadei -. Fare rete è un valore aggiunto, il metodo seguito è giusto: così i territori si conoscono e integrano». «Siamo sicuri che la rete territoriale del Festival si amplierà ulteriormente nei prossimi anni, come già accaduto per altre rassegne – ha sottolineato Patregnani -. Gli incontri catalizzeranno la platea perché riflettere sul passato agevola la comprensione del presente».
Di seguito il programma e i relatori:
Domenica 27 settembre – Orciano, CineAuditorium Santa Caterina – ore 17.30
“Neri e rossi: terrorismo e strategia della tensione negli anni Settanta”
Mirco Dondi dialoga con Andrea Quattromini
«L’incontro – spiegano gli organizzatori – approfondirà gli anni di piombo, dal tragico attentato di piazza Fontana, atto tristemente inaugurale della strategia della tensione e dell’eversione nera, fino alla lotta armata del terrorismo rosso: un fenomeno che sfocia, nella seconda metà del decennio, in un attacco diretto al cuore dello Stato e in una diversa, ma altrettanto brutale, scia di sangue».
Mirco Dondi è professore associato di Storia contemporanea all’Università di Bologna. Dal 2009 dirige il Master di Comunicazione storica dell’Università di Bologna, è direttore scientifico di «Bibliomanie» ed è responsabile scientifico dell’Archivio italiano della memoria Mneo. Le sue ricerche si concentrano sull’intreccio tra violenza politica, istituzioni, informazione e opinione pubblica nel corso della storia dell’Italia repubblicana. Dopo essersi dedicato alle tensioni del periodo resistenziale e del dopoguerra nei saggi “La lunga liberazione” (Editori Riuniti, 1999) e “La Resistenza tra unità e conflitto” (Bruno Mondadori, 2004), ha dedicato particolare attenzione alla strategia della tensione. I suoi libri “L’eco del boato. Storia della strategia della tensione 1965-1974” (Laterza 2015) e 1”2 dicembre 1969. Piazza Fontana” (Laterza 2018) sono punti di riferimento imprescindibili dello studio dello stragismo italiano.
Andrea Quattromini è dottorando in Scienze storiche in età contemporanea all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e ha conseguito il diploma in Affari europei all’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi). È membro della redazione della rivista “Storia e problemi contemporanei” e ha collaborato alla trasmissione “Passato e presente”. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la storia delle culture politiche nell’Italia repubblicana, con particolare attenzione al post-azionismo e al liberalismo italiano.
Sabato 3 ottobre – San Costanzo, Teatro della Concordia – ore 17.30
Dalla Repubblica dei partiti alla Repubblica della televisione
Riccardo Brizzi dialoga con Silvia Benini
«Negli anni Ottanta – evidenziano i promotori – l’Italia entra in una stagione di grandi trasformazioni. Mentre i partiti di massa perdono radicamento e autorevolezza, la televisione conquista il centro della vita pubblica, cambiando il modo di fare politica, di informare e di costruire il consenso. Dai primi talk show alla spettacolarizzazione del confronto politico, fino al racconto televisivo di Tangentopoli, il piccolo schermo accompagna e accelera la crisi della cosiddetta “Prima Repubblica”».
Riccardo Brizzi è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Bologna, dove dirige il Dipartimento delle Arti e il Master in Comunicazione e Marketing dello Sport.. È stato visiting professor presso numerose università europee. I suoi interessi di ricerca riguardano principalmente la storia politica europea del Novecento (con particolare riguardo alla storia contemporanea dell’Italia e della Francia), la storia della comunicazione politica e i rapporti tra sport, politica e società. Tra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano: “La Francia di Macron” (il Mulino 2017 con M. Lazar); “Storia della coppa del mondo di calcio (1930-2018): politica, sport, globalizzazione” (Mondadori Education, con Sbetti); “Il calcio degli italiani. Media, politica e società (1968-2006)” (Il Mulino, 2026, con Garofalo e Mazzei).
Silvia Benini è borsista di ricerca all’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, docente di Storia contemporanea presso l’Istituto di Alti Studi Carlo Bo e coordinatrice di redazione della rivista “Ricerche di Storia Politica”. I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla storia politica ed elettorale dell’Italia contemporanea e sulla didattica della storia. Da questo secondo filone deriva la monografia in corso di pubblicazione “The Idea of the Nation in History Textbooks. A Comparative Analysis of Post-Colonial Senegal and Zambia” (Affinità Elettive).
Sabato 10 ottobre – Fermignano, ex Mattatoio, ore 17.30
Repubblica: immagini e linguaggi nelle trasformazioni dei suoi 80 anni di storia
Maurizio Ridolfi dialoga con Marco Labbate
«Il fondativo “momento repubblicano” – sottolineano gli organizzatori – ha innervato nella storia d’Italia i valori costituzionali e le narrazioni di una Repubblica che mutevoli immagini e linguaggi hanno rappresentato nello scorrere dei decenni e delle loro trasformazioni. Le diverse generazioni di italiani e italiane lo vivono tutt’oggi come un cantiere aperto di memorie e identità, di cui occorre indagare i simboli e i riti, le ricezioni mutevoli e le molteplici rappresentazioni».
Maurizio Ridolfi è professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università della Tuscia. Ha fondato e coordina (con Fulvio Conti) la direzione della rivista storica “Memoria e Ricerca” (il Mulino). È membro del comitato consultivo di riviste di storia in Francia (“Parlement (s)”), Spagna (“Pasado y Mémoria”, “Alcores”) e Portogallo (“Ler Historia”). Più volte visiting professor all’estero (in particolare a Parigi, Ehess e SciencesPo), ha insegnato anche a Roma Tre. Presiede il Centro di Studi Europei e Internazionali. Si occupa di storia della politica nei suoi aspetti istituzionali, educativo-culturali e simbolico-rituali. Ha diretto i progetti nazionali di ricerca; “2 giugno. Nascita, storia e memorie della Repubblica” (Viella 2020); “Lessico per la Repubblica. Dal Risorgimento all’integrazione europea” (Il Mulino, 2026), “L’Italia della Repubblica. Ottant’anni di storia (1946-2026)” (Carocci 2026).
Marco Labbate è dottore di ricerca all’Università di Urbino, vicedirettore scientifico dell’Istituto di Storia Contemporanea di Pesaro-Urbino e membro della redazione della rivista “Storia e problemi contemporanei”. Il suo principale ambito di ricerca è lo studio del pacifismo e dell’obiezione di coscienza. Tra le sue ultime pubblicazioni si segnalano: “Un’altra patria. L’obiezione di coscienza al servizio militare nell’Italia repubblicana” (Pacini, 2020) e “Non un uomo né un soldo. Obiezione di coscienza e servizio civile a Torino” (Ega, 2022).
Sabato 17 ottobre – Saltara (Colli al Metauro), Chiesa del Gonfalone, ore 17.30
Cosa è rimasto degli anni Ottanta? La storia e alcune radici del nostro presente
Gianluca Scroccu dialoga con Marco Gualtieri
«L’appuntamento – rilevano gli organizzatori – si concentra sul significato del decennio degli anni Ottanta come periodo di cambiamento strutturale della politica e della società italiana. Partendo dai punti di riferimento internazionale (la guerra fredda vista attraverso il ruolo di Thatcher, Reagan e Gorbaciov), l’approfondimento si soffermerà sui cambiamenti del sistema politico italiano. Mentre i partiti iniziano a interrogarsi sulla loro capacità di orientare l’opinione pubblica, il mutamento imposto dai media potenzia il ruolo dei leader, inserendo il tema della personalizzazione e della spettacolarizzazione, dei simboli e dei riti».
Gianluca Scroccu è professore associato all’Università di Cagliari, dove insegna Storia contemporanea, Storia dell’Italia repubblicana e Storia dell’integrazione europea. Nel 2017 è stato visiting fellow presso il “Remarque Institute” alla New York University. È direttore della collana «Quaderni del corso di laurea in filosofia». Ha ricevuto il Premio nazionale Fiuggi Storia e il premio nazionale “Giacomo Matteotti”, per il volume “La sinistra credibile. Antonio Giolitti tra socialismo, riformismo ed europeismo (1964-2010)” (Carocci 2016). Tra le sue più recenti pubblicazioni: “Piero Gobetti nella storia d’Italia. Una biografia politica e culturale” (Le Monnier 2022); “La sinistra nell’Italia repubblicana. Dalla Resistenza al Campo Largo” (Carocci, 2023 con A. Tonelli); “Sandro Pertini” (Salerno editrice, 2026).
Marco Gualtieri è assegnista di ricerca e professore a contratto di Storia contemporanea presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”. È vicepresidente dell’Istituto di Storia contemporanea della Provincia di Pesaro Urbino, membro della redazione del “Mestiere di storico” e di “Storia e problemi contemporanei”. I suoi interessi di ricerca vertono sulle rappresentazioni pubbliche degli anni Settanta e Ottanta e sulle trasformazioni simboliche e materiali degli spazi urbani, con particolare attenzione al rapporto tra politica e cultura. La monografia “L’Estate romana (1977-1985). La città, la politica, l’effimero (Pacini, 2023)” ha ricevuto il premio Anci- Sissco.
Sabato 24 ottobre – Cantiano, Sala della Cultura-Complesso museale di Sant’Agostino, ore 17.30
Modernità contraddittorie. La casalinga, i consumi e il genere del Miracolo economico
Enrica Asquer dialoga con Barbara Montesi
«Il Miracolo economico – puntualizzano i promotori – ebbe un genere, oltre che una classe. La modernità dei consumi di massa esigeva una casalinga a tempo pieno, esperta nell’arte del consumare. Oltreoceano, ai primi anni Sessanta, l’inchiesta di Betty Friedan aveva già individuato “il problema che non ha nome”, scoprendo un’inconfessabile insoddisfazione che si celava al di sotto della coltre di aspettative e promesse di felicità che i consumi proiettavano sulle donne della middle class. In Italia, il boom economico convisse a lungo con un quadro sociale molto diversificato e con la lentezza della reale penetrazione dei consumi nelle case delle italiane e degli italiani. Sul piano dell’immaginario, tuttavia, questa fu una rottura importante, che innescò riflessioni futuristiche su una civiltà dominata dalle macchine e rischiosamente priva del rassicurante “angelo del focolare” dei bei tempi andati». Enrica Asquer è professoressa associata di Storia contemporanea all’Università di Genova presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia. È condirettrice della rivista “Italia contemporanea” ed è parte della redazione di “Genre & Histoire”. Le sue ricerche vertono sulla storia della famiglia, delle relazioni di genere e delle culture di consumo in Italia e in Europa in età contemporanea. A questi temi ha dedicato numerosi saggi e due libri: “La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice, 1945-1970” (Carocci, 2007) e “Storia intima dei ceti medi” (Laterza, 2011). Più di recente si è occupata delle politiche razziali e delle questioni di cittadinanza nell’Italia fascista e nella Francia di Vichy, partecipando a gruppi di lavoro all’estero e in Italia. Ha pubblicato “Caso per caso. Una storia sociale delle discriminazioni razziali (1938-1943)” (Viella, 2025).
Barbara Montesi è professoressa associata di Storia contemporanea all’Università degli studi di Urbino Carlo Bo, dove insegna Storia contemporanea, Storia dei consumi culturali e Storia visuale. Nel suo percorso di ricerca ha privilegiato i temi legati alla storia dell’infanzia e della famiglia, alla storia sociale delle istituzioni, alla biografia politica e di genere, ai consumi di massa. Negli ultimi anni si è indirizzata verso la storia della cultura visuale e cinematografica nel ventennio fascista, con particolare attenzione al rapporto tra sfera pubblica e politica e sfera privata e alla definizione intermediale dei modelli di genere e di età.
Nella foto, da sinistra: Tadei, Frigerio, Labbate, Carbone, Patregnani























