“Dopo tanti anni mi sono ancora ricordato dalla mia parentela – racconta l’artista pittore Luigi Duro di Colli al Metauro – con quel bambino che per disegnare una mucca sdraiata a terra mentre le altre erano tutte in piedi, si portò in mezzo al bestiame, si inginocchiò vicino alla mucca e posò il foglio sulla cosca dell’animale. Immenso era il pericolo e solo la mano della nonna quando lo vide, lo strappò via all’improvviso, ma oramai il disegno era stato completato”. Ma poi fece altre importanti opere? “Pochi sanno che il grande dipinto appeso nella sala del Consiglio Comunale di Colli al Metauro è stato realizzato da me assieme ai compagni del corso di pittura, coordinati dal maestro Paolo Marcaccio, che ci fece sperimentare varie tecniche pittoriche”.
Ci spiega come avvenne? “Il Comune organizzò dei corsi artistici tra cui la pittura e io vi partecipai. Un giorno il maestro Paolo ci portò in una stanza dei sotterranei del palazzo del Balì dicendoci che avremmo disegnato e colorato un grande quadro con le tecniche e i colori che usavano i pittori del Medioevo. Applicammo la grossa tela alla cornice di legno costruita precedentemente da noi allievi e dopo aver preparato i colori mescolando la terra di Siena con uova e colla di pelle di coniglio, iniziammo l’opera che oggi è esposta nella sala sopracitata”, Per eseguire un così bel quadro, vuol dire che eravate già pittori esperti? “Personalmente no, tanto che nella vita ho fatto tutt’altro. Sono stato un appassionato di pittura fin da piccolo e già in prima elementare con i colori a legno Giotto, disegnavo gli animali che vedevo nella fattoria dei miei nonni e tutti rimanevano sbalorditi dalla somiglianza che riuscivo a creare”.
Allora perché non continuò con la pittura ? Dopo la scuola primaria di secondo grado mi consigliarono l’Istituto Commerciale e divenni così un ragioniere, per cui ho fatto l’impiegato per tutto il tempo della mia vita lavorativa. Nello stesso tempo ho avuto una abbondante vita sportiva, infatti ero un giocatore di calcio tesserato e nel periodo estivo in cui il campionato era fermo, mi dedicavo al tennis ed all’atletica leggera. Per la precisione va detto che dopo il corso di pittura mi sono dilettato per un lasso di tempo nel fare qualche quadro sperimentando le varie tecniche dall’olio al carboncino. Poi la compra della casa, il matrimonio e la nascita di tre figli e l’essere vicino alle svariate attività extra scolastiche dei miei figli, hanno fatto sì che la pittura andasse a finire nel cassetto”.
Quando comparve di nuovo questa passione? “È successo durante la pandemia, che ci ha costretto a restare chiusi in casa ed io non sapevo come passare il tempo nell’intera giornata. Un mattino vidi un album da disegno di mio figlio ed allora mi tornò alla mente di possedere dei colori regalati in gioventù dopo un viaggio in Francia a mio cugino che frequentava la scuola d’arte, ma quando lui abbandonò la scuola, me li restituì sapendo che io ero un bravo disegnatore. I tubetti di olio e tempera si erano essiccati, ma i pastelli ad olio erano ancora buoni ed iniziai a colorare con questi ultimi”.
Cosa dipinge prevalentemente? “Dipingo tutto ciò che mi colpisce, può essere un personaggio, un animale o uno scorcio di colori. Per esempio vedere sorgere l’alba durante le mie camminate mattutine e sentire alle cuffiette la canzone Alba Chiara, mi ha dato l’idea per dipingere Vasco Rossi con all’orizzonte dei lucenti colori. Sentire una colonna sonora del film Western di Sergio Leone mi ha dato lo spunto per un quadro con Ennio Morricone e la sua orchestra. Invece quando Lucio Dalla venne a Urbino per incidere la canzone Attenti al Lupo ho preso lo spunto per fare il suo ritratto con dei lupi sullo sfondo, oppure vedere Vittorio Sgarbi con la sua grande sapienza ma anche prepotenza ed arroganza, mi ha spinto a ritrarlo con Urbino alle spalle e la sua mitica capra, di cui ha anche scritto un libro e così con questo sistema sono nati tantissimi altri quadri”.
Quali sensazioni prova mentre dipinge e poi ad opera finita? “Mi rilasso completamente, perdo la cognizione del tempo e mi concentro più sui colori che sulle forme dell’opera, mentre quando il lavoro è finito provo grande soddisfazione e felicità”.
Cos’è l’arte per lei? “Credo che sia libertà e creatività, forse anche un modo per esprimere quello che a volte non si riesce a dire con le parole”.























