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Stentiamo a credere ai nostri occhi. Il caldo fa davvero male alla testa. A molti. E non da oggi. Neppure nel regno della mafia vanno in scena faide tanto cruente e dannose quanto ridicole e inopportune, riaccesesi d’un tratto per un video di incentivazione all’abbonamento peraltro assai carino e coinvolgente. Detta come sta, non ci piove nemmeno per un attimo che l’Alma Fano Calcio sia l’erede, ideale e concreta al tempo stesso, della più che secolare tradizione calcistica inaugurata nel lontano, pionieristico 1906 dall’Alma Juventus. E chi lo nega è pregato di portare prove tangibili (e non urla e minacce isteriche) a sostegno di una tesi aleatoria e del tutto risibile. Evidentemente il fallimento di due anni fa ha lasciato solchi profondi nelle coscienze di molti. Il trauma è stato in effetti forte. Innegabilmente le conseguenze dirette e quelle innescate (anche ad arte) a posteriori sono laceranti. Ma il tempo riesce, deve riuscire, a lavare anche le ferite più sanguinose. Chi si ostina a guerreggiare su opposte barricate dovrebbe alfine deporre le armi della perdurante schermaglia e prima ancora di sedersi al tavolo della pace è pregato di fare una semplice riflessione. Non appellandosi alla fredda burocrazia ma al cuore. Avevamo (abbiamo!) un club con un nome bellissimo, che in Italia hanno in pochi, se non nessuno. E i De Filippis, Mancini, Diotallevi, Serafini, giù giù fino a Barbaresi, Cazzola, Messersì, Hubner, da ultimo a Nodari, Omiccioli, Gucci, Sartori e via elencando indimenticabili eroi di cuoio, per chi credete che abbiamo lottato, gioito, sofferto, compiuto prodezze se non per quella maglia, quel simbolo, quell’amore collettivo che ha radunato e raduna sugli spalti dello stadio generazioni vecchie e nuove, accomunate da un’unica fede? La storia del calcio, cari signori, è un flusso ininterrotto e inarrestabile che attraversa il tempo e lo plasma da par suo. Non la si può fermare o convogliare a proprio piacimento. Perché scorre nell’incorruttibile alveo dell’anima. Senza soluzione di continuità. E senza fine.

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